Botrite della vite: cos'è e come si cura
La botrite della vite è una delle malattie più diffuse e studiate in viticoltura ed è causata dal fungo Botrytis cinerea, che tende a colpire in prossimità della vendemmia, quando i grappoli sono gonfi, zuccherini e apparentemente pronti. Nei casi più gravi può compromettere la qualità del mosto, alterando profilo aromatico e colore del vino, e rendere inutilizzabile un'intera partita di uva.
In questo articolo approfondiremo il ciclo biologico del fungo, i periodi di maggiore rischio, i sintomi da riconoscere, le strategie preventive e trattamenti disponibili per gestire efficacemente il problema.
Ciclo biologico della botrite
Il Botrytis cinerea è un fungo necrotrofo, ovvero che si nutre di tessuti vegetali morti o indeboliti. Questo significa che non ha bisogno di attaccare una pianta sana in piena forza, ma che per proliferare gli bastano piccole porte di ingresso come una ferita da grandine, una cicatrice da attacco di tignola o una bacca screpolata.
Il fungo sverna principalmente nel terreno e su residui vegetali infetti, dove forma strutture di resistenza chiamate sclerozi, capaci di sopravvivere anche a condizioni sfavorevoli per lunghi periodi. In primavera, con il ritorno delle temperature miti e dell'umidità, gli sclerozi germinano e producono conidi, ovvero spore asessuate, che vengono disperse dal vento e dagli insetti su tutta la vegetazione circostante.
La contaminazione primaria avviene spesso già in fioritura, quando il fungo colonizza i fiori secchi e i residui organici che rimangono intrappolati nel grappolo in formazione. Da quel momento, la malattia può restare latente per settimane senza dare sintomi evidenti, in attesa delle condizioni giuste per progredire.
Quali sono i periodi più critici
Il rischio di botrite si concentra soprattutto in tre finestre stagionali:
- La fioritura: antere e i cappucci fiorali, una volta caduti, rimangono spesso incastrati tra le bacche in formazione. Questi residui organici sono il substrato ideale per la colonizzazione primaria del fungo. Un periodo di fioritura prolungato e umido aumenta significativamente il rischio.
- La chiusura del grappolo: quando le bacche si ingrossano e i grappoli si compattano, la ventilazione interna si riduce. In questa fase, anche una pioggia di durata moderata può essere sufficiente a creare le condizioni di umidità che il fungo sfrutta per progredire.
- La fase di invaiatura e pre-raccolta: questo è il momento di massima vulnerabilità. Le bacche sono turgide, la buccia si assottiglia e la pressione dei succhi interni aumenta. Qualsiasi evento (piogge, grandinate o attacco di tignola) in grado di provocare microfessurazioni, spalanca le porte per la proliferazione del fungo. In questa fase, da una colonizzazione localizzata a un attacco generale alla vite possono bastare 48-72 ore.
Cause e sintomi della botrite
Le condizioni ambientali che favoriscono la botrite sono: temperature comprese tra 15°C e 20°C e umidità superiore all'85-90% mantenuta per almeno 15-18 ore consecutive. Temperature più elevate (sopra i 25°C) rallentano il fungo ma non lo fermano. Questo significa che anche nelle annate più calde il rischio rimane.
Sul piano delle varietà, le uve a bacca folta, con grappolo compatto e buccia sottile, sono le più a rischio. Nebbiolo, Pinot nero, Sangiovese, Gewürztraminer tendono a pagare maggiormente le conseguenze della malattia rispetto a varietà con grappolo spargolo e buccia più coriacea.
I sintomi sono abbastanza riconoscibili una volta che il fungo è in fase attiva: sulle bacche il primo segno è una colorazione brunastra localizzata, spesso in corrispondenza di piccole ferite o nel punto di contatto tra due bacche adiacenti. A seguire, e in condizioni di alta umidità anche nel giro di poche ore, sulla zona necrotica tende a svilupparsi la caratteristica efflorescenza grigio-cinerea. Le bacche colpite marciscono e, se l'ambiente rimane umido, l'infezione si propaga a cascata su tutto il grappolo. Nei casi più gravi i rachidi anneriscono e i grappoli perdono completamente consistenza.
Su foglie e germogli si possono invece osservare macchie brune irregolari contornate da un alone pallido, anch'esse ricoperte dall'efflorescenza grigia nelle condizioni favorevoli.

Prevenzione e controllo
In viticoltura, la prevenzione della botrite è un lavoro che inizia in inverno e si estende fino alla raccolta dell’uva, con un insieme di pratiche che riducono sensibilmente la probabilità e la gravità degli attacchi.
- Corretta gestione della chioma: la sfogliatura nella zona dei grappoli, eseguita tra allegagione e chiusura del grappolo, è uno degli interventi più consigliati. Aumenta l'arieggiamento, riduce l'umidità intorno ai grappoli, favorisce la penetrazione dei prodotti fitosanitari e accelera l'asciugatura dopo le piogge.
- Diradamento dei grappoli: su varietà con grappolo molto compatto, il diradamento parziale migliora la struttura e riduce i punti di contatto tra le bacche.
- Potatura invernale e gestione dei residui: asportare e distruggere i residui colpiti da botrite riduce la possibilità che possa tornare nella stagione successiva, e lo stesso vale per i tralci lasciati a terra.
- Controllo della vigoria: piante con vegetazione eccessivamente lussureggiante sviluppano tessuti teneri e canopy fitte, condizioni che favoriscono la botrite.
- Gestione degli altri patogeni: qualsiasi attacco che provoca ferite sulle bacche o indebolisce i tessuti è un fattore che aumenta il rischio.
Trattamenti efficaci
Purtroppo, il fungo della botrite ha dimostrato nel tempo una capacità di adattamento e di resistenza ai fungicidi particolarmente elevata e veloce. Per un trattamento efficace, la rotazione tra principi attivi con meccanismi d'azione diversi è dunque fondamentale.
- Fenpyrazamine, fludioxonil, cyprodinil: sono tra i principi attivi di riferimento per la difesa antibotritica nella viticoltura convenzionale. Fludioxonil e cyprodinil si trovano spesso in formulazione combinata, con un'azione complementare.
- Boscalid e isofetamid: appartengono alla classe degli SDHI (inibitori della succinato deidrogenasi) e rappresentano un'alternativa valida da inserire in rotazione con le molecole citate in precedenza.
- Prodotti biologici e a basso impatto: per chi opera in regime biologico o cerca soluzioni a minore impatto ambientale, le formulazioni a base di Bacillus subtilis e Trichoderma asperellum/atroviride offrono una difesa interessante, soprattutto in funzione preventiva e come componente di una strategia integrata. Il bicarbonato di potassio ha un'azione di contatto e va ripetuto con maggiore frequenza.
- Timing degli interventi: i periodi nei quali concentrare i trattamenti sono: fioritura (per ridurre l'inoculo primario), chiusura del grappolo e invaiatura. Nelle annate piovose o su varietà ad alto rischio, può essere consigliato anche un intervento pre-raccolta.
- Qualità dell'applicazione: la penetrazione del prodotto all'interno del grappolo è uno dei fattori tecnici più critici nel trattamento. Un grappolo compatto, se trattato con una nebulizzazione superficiale, non riceve copertura adeguata nelle zone interne, dove spesso si origina l'infezione. L’utilizzo di Atomizzatori e nebulizzatori può fare una netta differenza.
Conclusione
La botrite della vite è una malattia che si sviluppa velocemente, colpisce nel momento peggiore e lascia poco margine di manovra se si interviene in ritardo. La buona notizia è che è possibile gestirla attraverso una corretta impostazione agronomica, un monitoraggio attento nelle fasi critiche e una strategia di trattamento calibrata sulla varietà, sull'andamento stagionale e sul livello di rischio del vigneto. Contattaci per saperne di più: il nostro team saprà darti utili indicazioni rispondendo ad ogni tua domanda.
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